Il basalioma, noto anche come carcinoma basocellulare, è il tumore della pelle più comune e non mette il paziente in pericolo di vita. Si sviluppa dalle cellule basali, situate nello strato più profondo dell'epidermide. Cresce lentamente e non si diffonde con metastasi ad altre parti del corpo. Tuttavia, se non trattato per tempo, può causare danni significativi a causa della sua aggressività locale.
È importante non sottovalutare il basalioma e non rimandare il trattamento chirurgico. Questo tumore presenta tipicamente una crescita lenta ma può modificare rapidamente la sua velocità di espansione, raddoppiando in pochi mesi o settimane.
Spesso, la paura e l'incertezza frenano i pazienti dal rivolgersi a un chirurgo. Eppure, intervenire per tempo minimizza il disagio e riduce i reliquati estetici post-operatori, soprattutto in zone delicate come viso, palpebre e naso.
Anche le situazioni avanzate possono essere trattate in modo efficace grazie alle moderne tecniche di chirurgia plastica. Nonostante le eventuali criticità, si possono ottenere risultati estetici più che soddisfacenti.
Il carcinoma basocellulare si sviluppa dalle cellule basali, che sono cellule della pelle responsabili della produzione di nuove cellule cutanee quando le vecchie cellule muoiono.
Questo tipo di tumore della pelle tende a crescere lentamente e non si diffonde (metastatizza) ad altre parti del corpo. Tuttavia, se non trattato per tempo, può causare danni significativi ai tessuti circostanti.
Può presentarsi in diverse forme, tra cui noduli lucenti, ulcere, placche rossastre o cicatrici. La diagnosi viene spesso confermata tramite una biopsia cutanea.
Tra i più comuni troviamo: l'esposizione eccessiva ai raggi UV ( solari e artificiali), la pelle chiara, l'età avanzata, la storia familiare di tumore della pelle.
Per piccole lesioni cutanee in pazienti stabili, il carcinoma basocellulare può essere trattato subito durante la visita. Nei casi di carcinomi basocellulari estesi, invece, pianifico l’intervento in un secondo momento.
La diagnostica oncologica cutanea rappresenta un momento fondamentale nel trattamento del basalioma. La diagnosi è fondamentale per determinare il trattamento più appropriato. Di solito, inizia con un esame clinico dettagliato da parte del dermatologo, che esamina attentamente avvalendosi dell’uso di un videodermatoscopio le lesioni cutanee sospette.
Per confermare la diagnosi, il medico può eseguire una biopsia cutanea. Durante questa procedura, si preleva un piccolo campione della lesione che viene analizzato al microscopio. Questo esame permette di identificare con certezza la presenza di cellule cancerogene.
Oggi abbiamo a disposizione anche una tecnica diagnostica avanzata per individuare l’insorgenza di un tumore alla pelle, la microscopia confocale.
Essa permette di visualizzare la pelle in profondità e di ingrandirne le immagini senza bisogno di effettuare una biopsia invasiva.
Funziona come una biopsia virtuale ed è utile per identificare e valutare l’estensione dei tumori della pelle con grande precisione. Questo metodo non invasivo consente una diagnosi ancora più accurata e tempestiva.
Per lesioni cutanee piccole, già valutate da un collega dermatologo, in pazienti non compromessi, è possibile trattare il basalioma il giorno della visita. In questo modo si riesce a risolvere subito il problema.
Nei casi di basaliomi più estesi, dove la ricostruzione è complessa, fornisco spiegazioni dettagliate e programmo l’intervento in un secondo momento. Questo permette al paziente di riflettere sulla situazione e di essere consapevole di ciò che deve affrontare.
Il giorno dell’intervento ti viene chiesto di non truccarti. Non è quasi mai indicata una profilassi antibiotica, tranne nei seguenti casi:
L’intervento chirurgico non è assolutamente doloroso e questa, amo ripeterlo, è la vera promessa che posso fare al 100% ai miei pazienti.
Questo accade perché pratico un'anestesia locale. In molti casi utilizzo una crema anestetica, che viene applicata 30 minuti prima della procedura. Questa crema serve a non percepire neppure il fastidio dell’ago sottile usato per praticare l’anestesia.
Utilizzo una miscela di anestetico locale e vasocostrittore. Questa ha il duplice obiettivo di ridurre il rischio di sanguinamento intra e post operatorio e per far durare più a lungo l’effetto antidolorifico. Applico sempre anche del bicarbonato per ridurre la sensazione di bruciore legata all’anestetico.
Al termine dell’intervento chirurgico posiziono una medicazione semplice. Somministro un farmaco antidolorifico per dare già una copertura prima della fine dell’effetto dell’anestesia.
La maggior parte dei pazienti non accusa nessun dolore nel post operatorio. Potrai sentire un lieve bruciore locale che può durare alcuni giorni e potrai tenerlo sotto controllo con farmaci antidolorifici antinfiammatori da banco.
Potresti invece osservare un edema di grado variabile a seconda della sede e dell’entità dell’intervento praticato.
Nei casi più complessi potrebbe essere necessario sottoporre il paziente all’intervento chirurgico in anestesia locale con sedazione anestesiologica o addirittura in anestesia generale.
Dopo una settimana, eseguiamo il primo controllo per rimuovere i punti di sutura e consegnare l’esame istopatologico. Questo è un momento cruciale per valutare la natura della lesione asportata e la radicalità del trattamento.
Il follow-up medico, affidato al dermatologo di fiducia, viene impostato sulla base del risultato istologico.
Richiedo controlli chirurgici successivi solo in caso di ricostruzioni complesse che prevedono diverse medicazioni post-operatorie.
Solitamente, i punti di sutura vengono rimossi dopo circa una settimana. Durante il periodo di recupero, è importante proteggere la pelle dal sole e seguire tutte le indicazioni del medico.
Mi soffermo ora su alcune condizioni cliniche particolari in cui il tipo di trattamento è differente. Voglio parlare di quelle situazioni difficili in cui mi trovo di fronte a basaliomi di notevoli dimensioni o con caratteristiche sfavorevoli. Mi riferisco ad esempio a basaliomi multicentrici, margini sfumati etc., o pazienti con una storia di pregresse asportazioni non radicali.
Procedere direttamente ad una asportazione e ricostruzione non è in questi casi prudente, anche se solo raramente si rende necessario effettuare la microchirurgia sec. Mohs.
La tecnica di Mohs, molto schematicamente, è quella metodica in base alla quale il chirurgo effettua l’esame intraoperatorio di ogni porzione di tessuto rimosso. Questo consente di effettuare la diagnosi della lesione e di mapparla, valutandone la radicalità dei margini. Eventualmente, se necessario, si può procedere a progressivi allargamenti nel corso dell’intervento chirurgico.
Anche l’impiego della microscopia confocale “ex vivo” permette l’analisi intraoperatoria del pezzo asportato con tempi molto più rapidi rispetto alla tecnica di Mohs.
In casi selezionati è possibile anche eseguire l’esame estemporaneo intraoperatorio sui margini della asportazione, in corrispondenza di zone dubbie per avere maggiori garanzie di radicalità.
Ci sono tuttavia dei casi in cui il basalioma presenta dimensioni o caratteristiche cliniche tali da non poter garantire con ragionevole certezza al paziente di essere radicali. Cioè non si riesce a garantire di aver asportato completamente il basalioma, nemmeno sottoponendolo all’analisi dei margini di resezione con l’esame estemporaneo.
Questo si può verificare in realtà anche nei casi in cui sottoponiamo il paziente alla chirurgia di Mohs
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In tutti questi casi preferisco affrontare il problema in due tempi chirurgici.
Questo piccolo disagio è però giustificato dalla certezza assoluta che si ha in tal modo di ricostruire il difetto utilizzando porzioni di tessuto vicino (lembi locali) o innesti. Infatti si lavora su un campo oncologicamente pulito, sicuramente sano, senza paura di coprire e nascondere cellule tumorali residue. Queste infatti poi si potrebbero ripresentare sotto forma di recidive multiple locali a distanza di tempo.
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